Questo articolo è disponibile in italiano. L’indice del Journal e alcuni collegamenti rimandano a pagine in inglese.

← Torna al Journal (in inglese)

Analisi del film

Finale di Luci della città spiegato: come riconosce il Vagabondo

La fioraia riconosce il Vagabondo toccandogli la mano. Cosa rivela il finale di Luci della città sulla sua identità, la vista ritrovata e un futuro incerto.

Momo sorride tenendo un piccolo fiore davanti a un negozio di fiori.
Un’illustrazione originale di Momo per Monocurator, ispirata al film.
In questo articolo

Questo articolo rivela il finale di Luci della città (1931), di Charlie Chaplin.

La fioraia riconosce il Vagabondo quando gli tocca la mano. Fino a quel momento vede soltanto uno sconosciuto malvestito. È quel contatto a farle capire che l’uomo davanti a lei è proprio chi l’ha aiutata a recuperare la vista. [1]

Poi arriva il sorriso di lui. Finalmente lei sa chi è. Che cosa farà adesso, però, non lo sappiamo: il film finisce prima di dirci se avranno una vita insieme. [4]

Perché non lo riconosce appena lo vede?

Non aveva mai visto il suo volto. Al loro primo incontro, il rumore di una portiera l’aveva convinta che fosse un cliente ricco. Da allora si è immaginata un benefattore molto diverso dall’uomo che ha davanti. [1]

Uscito di prigione, il Vagabondo la ritrova in un negozio di fiori. Lei ora può vedere e dapprima si diverte a osservare quell’uomo trasandato per strada. Poi gli offre un fiore e una moneta. Solo quando gli prende la mano capisce. [1]

Anche i suoi vestiti, di colpo, assumono un altro significato. Quello che sembrava un povero sconosciuto è l’uomo a cui deve tanto. Lui, intanto, deve affrontare il suo sguardo senza potersi nascondere dietro il ricco signore che lei aveva immaginato.

Momo sfiora un fiore blu posato su un guanto color crema sul banco di un fioraio.
Il contatto con la sua mano le fa riconoscere chi l’ha aiutata. Una scena immaginata con Momo.

Lei sa tutto quello che ha fatto per aiutarla?

Noi abbiamo visto il Vagabondo lavorare da spazzino, tentare di guadagnare sul ring e consegnare il denaro del milionario prima di finire in prigione. Lei non ha assistito a tutto questo, e nell’ultima scena lui non le racconta ogni passaggio. [2]

Riconoscerlo, quindi, non basta a chiarire tutta la loro storia. Nel suo sorriso ci sono fatiche che lo spettatore conosce meglio di lei. Basta vederlo davanti al negozio perché tornino alla mente.

Questa volta, poi, è lei a volerlo aiutare. Gli offre un fiore e una moneta prima di sapere chi sia. Il piccolo dono richiama quello che lui ha fatto per lei, con le parti ormai invertite.

Momo porge un fiore blu verso una sedia vuota, oltre un tavolino con una moneta.
Lei gli offre un fiore e una moneta prima di sapere chi è. Una scena immaginata con Momo.

Che cosa significa «Ora puoi vedere?»?

Il Vagabondo vuole sapere se l’operazione è riuscita. Ma lei lo ha appena riconosciuto, e la domanda sembra riguardare anche lui: adesso può vederlo per quello che è. Gary Giddins collega questo momento ai continui equivoci del film fra identità e apparenza. [3]

Non serve immaginare che lui stia cercando un doppio senso. È la scena a suggerirlo. Lei ha ritrovato la vista e, nello stesso momento, ha perso l’immagine che si era fatta del suo benefattore.

Ora lei può guardarlo senza immaginare un’automobile di lusso o un benefattore facoltoso. Lui è lì, con i suoi vestiti consumati, in attesa della sua reazione.

Finiscono insieme?

Non lo sappiamo. Il film non mostra né un matrimonio, né una vita insieme, né un rifiuto. Stephen Winer si sofferma proprio su questo futuro incerto nel suo commento al primo piano conclusivo. [4]

C’è motivo di sperare: l’aiuto è arrivato in tempo, lei vede e finalmente lo riconosce. Ma può restare anche un po’ di paura per ciò che verrà. Scoprire chi l’ha aiutata non significa necessariamente innamorarsi di lui.

Forse è questo a rendere il sorriso così difficile da dimenticare. Il Vagabondo sembra felice e, insieme, indifeso. Un’altra scena potrebbe rassicurarci oppure spezzarci il cuore. Chaplin si ferma un attimo prima.

Perché chiudere proprio qui?

Chaplin aveva pensato presto a questo incontro: recuperata la vista, la giovane avrebbe scoperto il vero aspetto del suo benefattore. La storia prese forma avendo già questo momento davanti a sé. [5]

Se rivedi il film, confronta il primo fiore che lui compra con quello che lei gli offre alla fine. Osserva anche il milionario, che riconosce il Vagabondo quando è ubriaco e lo tratta da estraneo quando torna sobrio. Nel giro di un istante, lui può passare da amico desiderato a perfetto sconosciuto. Davanti al negozio, finalmente, qualcuno scopre chi è senza che debba fingere.

Puoi ripercorrere l’equivoco iniziale nella nostra guida a Luci della città.

Fonti

Fonti consultate il 3 novembre 2026.

  1. Sito ufficiale di Charlie Chaplin — City Lights Synopsis. Il riconoscimento attraverso il tatto e l’incontro conclusivo.

  1. AFI Catalog — City Lights. Il lavoro, la boxe, il dono del milionario, la prigionia e l’incontro nel negozio.

  1. Gary Giddins — City Lights: The Immortal Tramp, The Criterion Collection, 11 novembre 2013. La domanda finale e il rapporto tra l’equivoco sull’identità e la classe sociale.

  1. Stephen Winer — A Smile and a Tear, The Criterion Collection, 30 dicembre 2013. Il futuro irrisolto e il primo piano finale.

  1. Sito ufficiale di Charlie Chaplin — Filming City Lights. Il ruolo del finale nello sviluppo della storia da parte di Chaplin.

Leggi l’originale in inglese

← Torna al Journal (in inglese)